MESSAGIO

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Anche l’oratorio ha i suoi martiri, sono Edoardo Klinik (23 anni), Francesco Kęsy (22 anni), Jarogniew Wojciechowski (20 anni), Czesław Jóźwiak (22 anni), Edoardo Kaźmierski (23 anni), oratoriani a Poznań, in Polonia.

Erano oratoriani, tutti e cinque consapevolmente impegnati nella propria crescita umana e cristiana, tutti e cinque coinvolti nell’animazione dei compagni, legati da interessi e progetti personali e sociali. Arrestati quasi insieme e imprigionati in sedi diverse per un brevissimo periodo di tempo, ebbero un percorso carcerario comune e subirono il martirio lo stesso giorno e allo stesso modo. Così si espresse don Vecchi in occasione della loro beatificazione. Ciascuno ha una biografia singolare che si intreccia con quella degli altri per appartenenza a un ambiente salesiano che li attrezzò umanamente e spiritualmente per abbracciare il martirio.

Questi giovani esaltano la forza plasmatrice dell’esperienza oratoriana, quando essa può contare sulla corresponsabilità, sulla personalizzazione delle proposte educative e su salesiani capaci di accompagnare i giovani nel cammino di fede e di grazia. Furono arrestati nel settembre 1940 e rinchiusi nella fortezza VII di Poznań. Passati nel carcere di Neukoln prima e di Zwickau poi, subirono interrogatori e torture e furono costretti a lavori pesanti. Due biglietti rivelano che si tratta di giganti dello spirito: “Dio solo sa quanto soffriamo. La preghiera ci fu unico aiuto nell’abisso delle notti e dei giorni”; “Dio ci ha dato la croce, ci sta dando anche la forza di portarla”. Il 1 agosto 1942 fu pronunziata la sentenza: condanna a morte per tradimento. L’ascoltarono in piedi. Seguì un lungo silenzio interrotto solo dall’esclamazione di uno di loro: “Sia fatta la Tua volontà”. Sono stati condannati unicamente per la loro appartenenza ai movimenti cattolici, dai quali si sospettava potessero nascere resistenze.

Prima di morire poterono scrivere ai genitori. A leggere quelle righe si resta attoniti, come davanti ai grandi. Valga come esempio quanto scrisse Francesco: “Miei amatissimi genitori, fratelli e sorelle, è giunto il momento del congedo da voi e proprio nel giorno 24 agosto, giorno di Maria Ausiliatrice… Il Buon Dio mi prende con sé. Non deplorate che in età così giovane io parta da questo mondo. Adesso sono in stato di grazia e non so se più tardi sarei fedele alle mie promesse… Vado in cielo, arrivederci. Là pregherò Dio…  Pregate qualche volta per me… Ora vado”. Furono portati nel cortile del carcere di Dresda e decapitati. Nelle nostre comunità si celebrava la commemorazione mensile di Maria Ausiliatrice. Il loro martirio è venuto a completare la tipologia agiografica giovanile salesiana. “Li additiamo come intercessori, oltre che come ideali dei valori più ardui” (Don Vecchi).

SANTITÀ GIOVANILE
di Pascual Chávez Villanueva 
I FRUTTI DEL SISTEMA PREVENTIVO